sabato 13 novembre 2010

Trascendere i vecchi modelli

Nella puntata di giovedì ad Annozero (11 novembre 2010), Italo Bocchino ha dichiarato che nel nuovo partito, facente capo a Fini, i valori (comuni a tutta la destra) sono l’Italia e la legalità; la giornalista Luisella Costamagna, lì ospite, ha giustamente ribadito: “ma perché gli altri [tra cui la sinistra] sono anti italiani e illegali?” Questi concetti, questi valori, sono certamente diffusi nella stragrande maggioranza degli italiani, e si potrebbe aggiungere che continuare su luoghi comini di quel tipo non si arriva da nessuna parte, quando per giunta si potrebbe obiettare, dalla parte di un comunista, di un anarchico, di uno spinellone, di un immigrato, di un cattocomunista, di un barbone, di un immigrato, di un rom, che i valori della destra sono in realtà: assolutismo, violenza, profitto e puritanesimo (in un ottica assolutista non certo spirituale). Si arriva da qualche parte con questi concetti? Si può avanzare nel progresso e nella civiltà con una diatriba da quarta elementare? Certamente no.
Nel partito di Fini restano ancora degli interrogativi aperti, restano delle leggi che portano il suo nome: la Bossi-Fini e la Fini-Giovanardi; così come resta la proposta di privatizzare la Rai (vecchio discorso presente persino nei programmi di 40 anni fa della P2). Gravi lacune nel processo di civiltà che il partito di Fini ha deciso di intraprendere, oppure un continuum con Forza Italia dove di diverso c’è solo il leader? Si può sperare di arrivare a una politica armonica per una società poco armonica?

domenica 7 novembre 2010

Lezioni cinesi di democrazia

Una bella notizia arriva oggi dalla Cina: “Arrestato l’architetto del Nido d’Uccello, il creatore dello stadio-simbolo delle Olimpiadi, protestava contro il governo” (da Repubblica del 6/11/2010)
E così, mentre gli USA e l’Europa implodono a causa delle politiche scellerate di una classe dirigente economica-politica sottosviluppata e cieca, il partito unico cinese, impero del nuovo secolo, continua imperterrito la sua campagna per la creazione di una società di automi, handicappati, ignoranti e violenti. Ogni forma di dissenso è punita e minuziosamente ricercata dalla polizia e dalla politica unica del partito: operazioni che in tanti, a cominciare dal Tea Party americano fino alle politiche delle destre in stile Bossi(-Fini?), sognano di poter attuare anche nelle democrazie europee o negli Stati Uniti.
E così, mentre grosse aziende e grosse imprese si arricchiscono sulla manodopera a basso costo cinese, depauperando di diritti l’occidente e l’oriente, la delocalizzazione ha ormai terminato il regalo di conoscenze e tecnologie a una dittatura aspra come quella di Saddam, ma armata come gli Stati Uniti (in una guerra le evoluzioni di tecnologie spicciole ben poco posson fare in confronto alla potenza dell’atomo).
La middle class cinese può svegliarsi? Difficile, visto che la cultura dei grossi media, la cultura scolastica, sono rigorosamente improntante su uno stile commerciale, controllate dal partito unico e con un unico imput: lavoro, consumo, lavoro, consumo. Le idee possono trovare terreno fertile nella popolazione rurale? Difficile, visto che anni di povertà sono stati cancellati a favore di nuovi orizzonti: un auto, un telefonino, una televisione, un pc per poter vedere filmetti e canzonette scaricati da qualche social network.
Questa la Cina, questo l’occidente. Da una parte un impero che cresce a ritmi forsennati divorando ogni forma di alternativa con la violenza di centurioni e governatori, dall’altra un insieme di nazioni che non riescono a trovare una via comune per il progresso, a causa degli interessi di una classe dirigente sempre uguale a se stessa (tipica di ogni basso impero) e di una popolazione alienata e ignorante, che sta perdendo la speranza in un futuro luminoso, a favore di una chiusura verso il nulla.

giovedì 18 marzo 2010

Fare-Futuro non Disfare-Passato

Anche se in ritardo di tre-quattro giorni dalla messa in onda della trasmissione, sembra doveroso notare un emblematico modo di porsi davanti alla storia del direttore di “Fare Futuro”, il movimento relativo a Gianfranco Fini.
Gad Lerner, nel suo programma L’Infedele (del 15 marzo 2010), ha messo in onda un servizio in cui si paragonavano le riforme del Duce, su magistratura e stampa, alle riforme di Berlusconi. E' trascorsa un'ottantina d'anni da quel passato, ma gli obiettivi del Duce, in un certo senso, pare collimino con quelli del sultano: ridurre i poteri della magistratura (elidere lo stato di diritto), controllare la stampa (brain wash e ignoranza). Poi Gad Lerner ha trasmesso delle interviste in cui, in uno stralcio delle stesse, Ferrero (politico della sinistra) ha citato Goebbels riguardo le “bugie” del premier e compagni.
Il direttore di Fare Futuro (Alessandro Campi) per ben due volte, subito dopo la messa in onda dei servizi e alla fine della trasmissione, ha espresso un concetto chiaro: non era appropriato storicamente fare paragoni con quel passato. Una presa di posizione che andrebbe quanto meno smussata.
Le proporzioni sono alla base del pensiero logico: non a caso, dopo le quattro operazioni, esse costituiscono le fondamenta della matematica. Così avviene anche per altri tipi di studi. Pensiamo alla biologia. Quando gli etologi analizzano le tigri dai denti a sciabola non possono fare a meno di considerare gli attuali grossi felini, e quando si concentrano sul gatto non possono fare a meno di guardare i parenti più stretti del nostro amico a quattro zampe: leoni, tigri ecc.., o i mammuth: possiamo capirli senza lo studio degli elefanti? In ogni ramo del sapere i paragoni sono d’obbligo, non si capisce perché nella storia (anche recente e attuale) questo non debba avvenire. E non si tratta nemmeno di stendere un rotolo sugli ultimi duemila e rotti anni: è logico che dalla Persia di Ciro all’Iran di Ahmadinejad c’è un abisso. Ma dall’ Italia di meno di un secolo fa all’Italia d’oggi il passo è molto più breve. Si può comprendere una certa propensione al futuro (si spera non quello descritto in 1984 da George Orwell), ma eliminare ogni relazione da tempi così recenti (ancora ci sono generazioni che hanno vissuto quei momenti) può sembrare parossistico o paradossale.
La destra populista del “tea party”, di Bush e delle guerre, la destra della sanità e della scuola privata, delle armi, della caccia, delle lobby, la destra del meteo, dello sport, della microcriminalità, del Tg1 e Tg5, degli psicokiller, dei reality, la destra del petrolio e del nucleare, della distruzione dell’ambiente, del moralismo stile “devono essere tutti uguali, chi non è come noi deve essere modificato o eliminato”: questi non sono modelli da seguire.
Una chiara presa di posizione sulla libertà e il progresso umano, sul passato e sul futuro, non dovrebbe essere solo un motto: dovrebbe esser un principio comune a tutte le correnti politiche.

mercoledì 3 marzo 2010

Neapolis e Repubblica sul decreto Romani

“Il governo innesta la retromarcia sul tema Internet. […] Se il governo è conciliante sul fronte del Web (come dice il senatore Vita del PD), tiene invece il punto in ambito televisivo”

Così scrive Repubblica di ieri (2 marzo 2010) sul decreto Romani. Oggi Neapolis (supplemento quotidiano del TG3-TGR sulle novità del web e della tecnologia) usava gli stessi toni gaudi, se non le stesse parole, del giornale di De Benedetti. Perché questa presa di posizione, così accomodante, verso un decreto che stravolge delle direttive europee tentando, tra l’altro, di creare un web squallido alla stregua della TV? Cercare di porre paletti, autorizzazioni, controlli, controllori, leggi che a seconda di come si leggono cambiano significato, sembra esser evidentemente un filo conduttore trasversale. Esser morbidi nella visione del mondo è una cosa giusta, ma una mente saggia sa dove rimanere nella chiarezza. Quell’informazione vicina al PD, così come pure quell’esponente del Senato (Vita), o le loro ombre, si sentono rassicurati dei cambiamenti che il governo ha posto nel cosiddetto decreto Romani (l’ennesimo decreto legge: il Parlamento è fallito?). Forse in tanti s’immaginano un web così come sono adesso i media “ufficiali”: controllati, quasi ai confini della censura, notizie che non vanno date altre che vanno pompate, strumenti nelle mani di pochi.
Un web libero da paletti è la speranza di molti. Le leggi già esistono e sono abbondanti: diffamazione e violenza sono punibili, fare introiti significa aver una partita Iva, il copyright è gia utilizzato come forma, spesso parassitaria, di censura, intromettersi abusivamente nei sistemi (lamer) è vietato. Ci si chiede allora come possano quelle allucinanti “migliorie” esser così “concilianti” agli occhi di alcuni.

martedì 2 marzo 2010

Decreto Romani su Internet

In tanti piangono per la libertà della magistratura, e hanno ragione: è sacrosanto. Ma altrettanto sacrosanto dovrebbe esser il ribadire un concetto: in Italia ci sono migliaia di leggi (molte liberticide) al contrario di quel che avviene in altri paesi. Questo in gran parte dipende dai politici e da chi governa: in tutti i suoi settori. Leggi confuse, un minestrone di parole, sottoparole, doppi sensi e commi resi tali solo per una volontà inconscia di accomodare più ridde possibili.
Ed ecco un’ennesima legge. Ecco una nuova legge nata forse per far chiudere il web, per renderlo un luogo sterile e morto alla stregua della TV: dove quelle poche pozze d’acqua vengono costantemente inquinate o ricoperte di terra: c’è sempre qualcuno che spinge per l’arido. Una nuova legge nata da chi vorrebbe trasformare la Rete, i siti, in una grossa TV.
Di seguito un passo ambiguo, all’interno della normativa (da Punto-Informatico.it), che cerca di definire in maniera “chiara” cosa si intende per "servizio media audiovisivo" (ovvero siti da trasformare in stile TV con censure, autorizzazioni, controlli del regime in atto, magagne):

- il cui obiettivo principale [dei siti paragonabili alle TV] è la fornitura di programmi al fine di informare, intrattenere o istruire il grande pubblico -
Obiettivo “principale”? Chi e come si definiscono allora quelli secondari o “terziari”?


Sotto invece le parole che il legislatore usa per determinare i siti che non rientrerebbero nelle spire della piovra:

- i servizi prestati nell'esercizio di attività precipuamente non economiche e che non sono in concorrenza con la radiodiffusione televisiva -
Chi e come si determina quando finisce o inizia un’attività “precipuamente” economica? E poi: qual è la “concorrenza con la radiodiffusione televisiva”?

- i servizi la cui finalità principale non è la fornitura di programmi -
Chi e come si definisce “la finalità principale”? E soprattutto: come e quando si può definire un “programma”? Si dovrebbe pensare forse a concetti altrettanto plasmabili e astratti come “informare, intrattenere o istruire il grande pubblico”?

- i servizi nei quali il contenuto audiovisivo è meramente incidentale e non ne costituisce la finalità principale -
“Meramente incidentale”? Ma è una presa per i fondelli? Immediatamente vien da pensare anche un’altra cosa: i videoblogger, i grafici, i video musicali, i corti e i film, anche se autoprodotti e diffusi ondine, sono da considerarsi alla stregua delle TV?

Su tutto ciò si può aggiungere una chiosa: le anime all’interno dell’Europa, visto che il tutto è nato dalla volontà, per certi versi stravolta, di regolamentazione europea, sono più o meno come quelle italiane, non per niente l’Italia fa parte dell’Europa, ma qui nello stivale c’è spesso quel tocco maccheronico in più che rende tutti più felici. Una speranza per il “Nobel della Pace” a Internet? Dipende tutto dalla libertà.


PS
Il top of the top rimane comunque la citazione in George Orwell Style che i membri del Partito Interno hanno scritto:

-i siti internet che contengono […]un prodotto o a un servizio non audiovisivo […]
f) i giochi d'azzardo con posta in denaro

Che dire: ROFL!

venerdì 19 febbraio 2010

Illusi i terremotati, Striscianti i disillusi



Molti abruzzesi sapevano già tutto senza aspettare le intercettazioni e le inchieste della procura fiorentina. Tanti invece erano davvero illusi, avrebbero dovuto chiedersi: se il pesce inizia a marcire dalla testa c’è un motivo o è tutta una casualità? Leggere la telefonata tra gli imprenditori che se la ridevano per il terremoto all’Aquila, un nuovo business in cui abbuffarsi, avrà lasciato sbigottiti solo un manipolo di illusi e ingenui. Se fosse stato possibile ascoltare le telefonate di tanti politici, affaristi, funzionari e direttori o giornalisti dei media la realtà sarebbe stata la medesima: contentezza e felicità per un nuovo affare su cui mettere le mani. Fortunatamente sono uomini, e chissà quanti avranno fatto attenzione a quella parola di “scaramanzia”, di empatia, scappata dalla bocca di uno degli imprenditori affaristi, così si legge:

PISCICELLI: si
GAGLIARDI:...oh ma alla Ferratella occupati di sta roba del terremoto perché qui bisogna partire in quarta subito...non è che c'è un terremoto al giorno
P:..no...lo so (ride)
G:...così per dire per carità...poveracci

Quel poveracci “potrebbe” essere la loro unica ancora di salvezza, almeno si spera.
La realtà è quella, poveri illusi tutti quelli che hanno avuto fiducia in questa realtà circoscritta a pochi elementi, a poche pulsioni. Nei giorni successivi al terremoto una persona “sfidò” i media zerbini e li mandò a fanxulo!.



Il primo matrimonio post-terremoto è stato ripreso e diffuso da tanti programmi e in primis da Striscia la Notizia (programma berlusconiano amorfo e al 95% inutile).

Striscia La Notizia ha diffuso quel filmato per due ragioni:

1) Far vedere al pubblico più distratto quanto sono irriconoscenti, violenti e beceri questi pseduo comunisti anarco-insurrezionalisti in combutta con gli integralisti islamici di tendenza immigrata-rom, irriconoscenti dello spazio avuto, senza nessun ritegno verso quei preziosi giornalisti (in quel caso il volto peggiore dei media) che non facevano altro che il loro lavoro.

2) Per far vedere a un pubblico più critico quanto questi giornalisti siano parassiti e meschini, che non si fermano nemmeno di fronte al grido di rabbia e di dolore di questo povero giovane. Insomma: per qualcuno Striscia s’è mostrata la vera alternativa ai media prepotenti.

Striscia la Notizia è servita a questo, in una sorte di tendenza bivalente. Saranno stati coscienti del risultato? Sarà stata volontà attiva per sfruttare il terremoto ai fini berlusconiani (pubblico nel nulla, nel caos, nell’ignoranza, che un po’ si arrabbia per il terremoto e un po’ si eccita con le veline)?
Chissà.

domenica 7 febbraio 2010

Domenica "Festival dell'Handicap"


Considerare i propri “consumatori” come handicappati è un’attività molto frequente tra gli operatori all’interno dei media.
Ogni domenica, nel momento di “prime time” del primo pomeriggio, vanno in onda i cloni: Domenica In e Buona Domenica. La fascia che va dalle 14 alle 15 supera come telespettatori anche quella della seconda serata, è un orario "post-TG", di pranzo “domenicale”, di famiglie riunite e spettatori che lasciano di sottofondo al proprio desinare le tv accese su RaiUno e Canale5.
Oggi l’argomento del dibattito (in genere nel primo pomeriggio trasmettono dibattiti impossibili con ospiti impossibili) era il problema Morgan e la sua dichiarazione sull’utilizzo di cocaina. La clonazione d’oggi era anche nei contenuti oltre che nello stile: si trattava lo stesso argomento. E qual’era questo argomento? Si può tradurre tutto in uno slogan stile Fini-Giovanardi: “No alla droga, si alla vita”, il classico slogan che probabilmente si utilizzava già negli anni ‘20, e che a 90 anni e più di distanza ha prodotto gli effetti opposti: aumento di sostanze psicotrope nuove e diffusione delle stesse, carceri che scoppiano, incidenti stradali che non diminuiscono, mafie che s’ingrassano, e guerre che si propagano (vedi Colombia e Afghanistan).
Il Festival dell’Handicap, che a livello evolutivo è fermo “all’età del ferro”, è una delle migliori casse di risonanza per portare il nulla nelle case degli italiani, è la miglior occasione per deturpar in forma sublimare (termine forse eccessivo) le domeniche della gente, per intaccare i loro processi logici e culturali, per tirarli in una ridda finalizzata all’annientamento del libero pensiero e della cultura. Il Festival dell’Handicap, che oggi aveva come argomento Morgan e la sua “ipotetica” vicinanza alla cocaina, ipotetica perché non si sa se sia solo una messa in scena per aumentare l’audience del Festival di San Remo, è il miglior esempio di clonazione e controllo televisivo in stile Rupert Murdoch, in stile Repubblica Popolare Cinese, in stile Geroge Bush, in stile Berlusconi.
Alle 14:41 precise (non è uno scherzo), sia su Canale5, sia RaiUno, è andata in onda la pubblicità: sincronizzazione totale. Successivamente, finito il teatrino su Morgan, ogni rete s’è occupata dei propri programmi eccelsi: sul primo canale s’è parlato del Festival di San Remo e degli eventuali ospiti, su Canale5 era invece il momento de Grande Fratello e dei suoi concorrenti.

Scrive Geroge Orwell in 1984:
“La birra era l’unica bevanda disponibile nei pub, perché il gin era vietato ai prolet, anche se potevano procurarselo facilmente.”

“L’ultima parola” su RaiDue


“L’Ultima Parola” e un po’ come Il fatto del Giorno su RaiDue, Buona Domenica o Mattino5 su Canale5, o Domenica In su RaiUno.
A fronte di trasmissioni etichettate dal sultanato come di “sinistra” (in pratica solo Che Tempo Che Fa, Annozero e Ballarò) il popolo italiano si può gustare l’ennesimo esempio della televisione pro-Berlusconi.

I CONTENUTI
Nella trasmissione di questo venerdì (5 febbraio 2010) non c’erano contenuti, e citare l’argomento nello specifico (la foto di Di Pietro con Contrada) è pure relativo: d'altronde Di Pietro aveva già chiarito tutta la faccenda quattro giorni prima de “L’Ultima Parola”. Tutta la trasmissione è stato un processo e un’accesa critica verso l’IDV e Di Pietro. Non c’era informazione eccetto che per quella foto pubblicata dal Corriere della Sera, si sono rigirati la frittata per decine di minuti senza lasciare nel telespettatore nulla di nuovo, nessuna notizia. Ad esempio, quando Santoro parlava delle escort del sultano (argomenti non molto prioritari per l’Italia, visto che tra l’altro già tutto si sapeva), c’erano delle informazioni serie: scesa in politica delle “escort” a fronte di sesso sfrenato e festini, vantaggi a imprenditori collusi e tirapiedi per aver procurato “donne e cocaina”. Dagli attacchi-critiche a Di Pietro si è passati a quelli verso Annozero, e qualche frecciata anche verso Beppe Grillo.
Non c’era informazione nemmeno nelle statistiche, la frittata era sempre quella: IDV e Di Pietro. Non c’erano informazioni nemmeno a livello di gossip o cronaca rosa: in quello si pensava fossero dei professionisti. Era solo un attacco a Di Pietro e IDV, uno scimmiottare trasmissioni serie e informative, insomma: la classica TV del sultano ma con un tocco di sterilità e caos in più (forse è dipeso dagli autori e/o dal conduttore).

lunedì 1 febbraio 2010

Fini-Giovanardi è "mafiuana"


La "mafiuana" è uno dei primi problemi mondiali perché la marijuana è illegale in tutto il mondo, eccezion fatta per un manipolo di “stati drogati”.
Su Repubblica di venerdì 29 gennaio 2010 è uscito un grafico interessante sugli introiti delle varie organizzazioni criminali, analizzando i “prodotti” in base al giro d’affari. La prima fonte, secondo quanto riportato, riguardava la “marijuana”: con ben 141 “miliardi” di dollari, distaccando di quasi il 50% il secondo business: la contraffazione elettronica.
In alcuni paesi ci sono leggi che cercano di distinguere e ordinare, in maniera più proficua, le varie sostanze psicotrope, tentando di superare il classico minestrone, la classica promiscuità che non fa altro che danneggiare la società (attraverso la disinformazione).
In Italia Gianfranco Fini e Giovanardi hanno impostato la loro campagna elettorale su uno “slogan” efficace quanto lo era il comunismo, i terroristi, gli immigrati e i rom: “la droga è tutta uguale”. Niente di più dannoso. Oggi la legislazione rispecchia in maniera fedele le pulsioni più ataviche dello spirito amorfo: “promiscuità”. Al contrario di quanto avviene in paesi come la Spagna o l’Olanda, dove “l’auto-produzione” per uso personale (poche "piantine" solo se maggiorenni) è legale ma lo spaccio no, o in paesi come l’Inghilterra, dove ci sono tabelle a seconda delle pericolosità, in Italia le droghe sono tutte uguali.
La Fini-Giovanardi (approvata nelle ultime settimane della legislatura 2001-2006, in un provvedimento di finanziamento delle Olimpiadi Invernali di Torino: lol?) è stata la ciliegina sulla torta di un certo tipo di propaganda apprezzata in primis da mafia, camorra, ndrangheta, sacra corona unita, ecc… Fini, adesso innalzato da una certa informazione come salvatore della democrazia italiana (si spera almeno sia vero), e Giovanardi, prima UDC e adesso PdL (UDC e PdL sono in pratica lo stesso partito), hanno utilizzato quello “slogan”, e sono stati tra i promotori più accanirti e violenti nel disinformare gli elettori, nel trascinare nel vortice degli spauracchi “povere menti” che oltre ai comunisti, agli islamici, agli extracomunitari, ai rom, hanno trovato un nuovo nemico da combattere col voto: la droga (naturalmente solo quelle illegali: alcool, tabacco, psicofarmaci, caffè, cioccolata, ecc.. non vengono considerate droghe). Informazioni (o legislazioni) di quel tipo sono tra le più lesive che posson esistere, portano solo confusione e ignoranza, e allo stesso tempo sono un aiuto valido alle casse “illecite”, foraggiano una promiscuità perenne tra gente “pacifica” e gente “violenta”, crea sfiducia nelle istituzioni e nell’operato delle forze dell’ordine (coloro che eseguono gli ordini di funzionari e politici).

PS
Emblematico è ciò che si legge sul Giappone:
“Giappone: illegali tutti i preparati contenenti THC dal 1948, a seguito di una legge introdotta dalle forze di occupazione statunitensi alla fine della seconda guerra mondiale.”
Emblematico perché il “proibizionismo” è stato forse il prodotto dello Zio Sam più apprezzato nel mondo, anche da dittature come il nazismo, il fascismo, i soviet o i maoisti, e adesso continua a trovare proseliti anche tra i nemici giurati come l’Iran, la Birmania o la Corea del Nord: dove il traffico di “droga” è punito con la pena capitale.

domenica 31 gennaio 2010

Caccia alla “ferocia”?


La legge sulla caccia è significativa perché da la conferma su un certo tipo di “governo”: su qualsiasi argomento mette gli occhi, sarà solo per apportare involuzione e regresso.
Perché la caccia? Da dove esce questo interesse per un argomento che riguarda solo una minima sottopercentuale della popolazione italiana? Aiuto alle fabbriche di armi? Voti dai cacciatori? L’ultima ipotesi è forse la meno probabile visto che rappresentano un numero talmente esiguo da non apportare significative variazioni alle percentuali. Allora si fanno avanti tre ipotesi: la prima è d’ordine economico, la seconda riguarda la disinformazione (coprire l’opinione pubblica con valanghe di vomito), la terza è d’ordine morale: è comprensibile seguire le proprie “pulsioni” in qualunque occasione possibile.
I cacciatori non dovrebbero esistere in libertà, o quanto meno dovrebbero sparare solo ad oggetti inanimati, o ,essendo ancora più buoni, dovrebbero sparare solo in spazi chiusi a prede allevate.
Il cacciatore vi dirà: “ma tu non mangi carne? Sei vegetariano?” Naturalmente questo è un indicatore preciso del livello medio dei cacciatori: quale consumatore di carne di diverte a sgozzare maiali, galline e mucche per poi cuocersi la propria fettina? E’ quello lo spirito della caccia: divertirsi ad ammazzare animali in un contesto naturale.
I danni li conosciamo tutti: promiscuità nella diffusione delle armi: il fucile è utile sia per la caccia sia per i crimini; dispersione di piombo (Pb) in natura; distruzione della biodiversità; totale chiusura degli spazi naturali per turisti, fotografi, raccoglitori, ecc..; ferimenti e omicidi colposi.
Cose allucinanti avvengono in questo Paese, la ragione, il progresso, la scienza, la cultura, la natura, sono sotto la minaccia di un manipolo di violenti che posson trovare una vita coesa solo con le peggiori dittature. Secoli di conoscenze, di uomini valorosi, uomini cha hanno cambiato il mondo e l’Italia, poeti e artisti, filologi e religiosi, filosofi e scienziati, sembrano tutti ricordi di un passato divorato da un manipolo di “feroci”(?).

domenica 24 gennaio 2010

Rivendicazioni sul Tibet: RPC vs XXI sec



Il governo cinese e i maoisti occuparono militarmente il Tibet nel 1951. Oggi tanti cinesi, alcuni dicono la maggiorparte, middle class istruiti e non, considerano il Tibet come parte del proprio territorio. Una visione distorta che farebbe quantomeno sorridere una qualsiasi persona che abbia potuto accedere a delle informazioni (aprire un atlante storico, un libro di storia o informarsi sul web).
Come si legge anche su Wikipedia (sembrerebbe nemico N.1 del governo cinese) la dinastia Qing estese la propria influenza alle terre dei buddisti tra la metà del 1600 e la metà del 1700, facendo in modo da esercitare sul popolo dell’altopiano una certa incombenza militare e commerciale, ma non intaccandone l’indipendenza territoriale e culturale. Su quella pseudo-occupazione del XVIII sec., la Repubblica Popolare Cinese rivendica quei territori. E in tanti sono davvero convinti di questa “giusta” estensione dei territori “Han”.
C’è gente che ancora pensa di poter utilizzare tattiche mentali e propagandiste vetuste, primitive e involutive, che posson far presa solo in condizioni di totale controllo delle informazioni, totale manomissione dei libri di storia, totale distorsione negli insegnamenti scolastici.
Le rivendicazioni sul Tibet sono paradossali, allucinanti e comiche. Se si dovesse seguire lo stile degli oligarchi cinesi, se in Europa e nel mondo qualcuno dovesse percepire come significative le posizioni “allucinate” del governo, fermo tra il XVII e il XVIII sec., potremmo ben dire che:

i turchi dovrebbero rivendicare e occupare militarmente la Grecia, la Bulgaria, la Romania, una parte dell’Ungheria, l’Egitto, l’Iraq, la Siria, la Libia, la Tunisia, l’Algeria, gran parte del bacino del Mar Rosso

gli spagnoli dovrebbero rivendicare e occupare militarmente il Sud Italia

gli austriaci dovrebbero rivendicare e occupare militarmente una parte dell’Ungheria, la Slovacchia, la Repubblica Ceca, una parte della Polonia

gli spagnoli, gli inglesi, i francesi, gli olandesi e i portoghesi dovrebbero rivendicate e occupate militarmente tutte le ex-colonie delle Americhe: Canada, Stati Uniti, Messico, Brasile, Argentina, …tutto il continente americano: nord e sud.

Altri imperi, come ad esempio l’Impero Moghul, l’Impero dei Safawidi, l’Impero Russo (che comunque persiste in alcune forme ancora oggi), non sono stati considerati.

Insomma: le rivendicazioni sul Tibet, occupato militarmente a metà del 1900, farebbero ridere chiunque non sia soggetto ai pregiudizi e alle distorsioni propagandiste nelle informazioni e nella storia, e sono il frutto che solo una dittatura (o pseudo tale) può apprezzare, con buona pace di tutti i cinesi, i tibetani, gli uiguri, ecc... che vorrebbero un po’ di libertà, di diritti, di cultura. Gli autocrati cinesi dovrebbero capire, e si spera l’abbiano capito, che questi non sono concetti occidentali, europei o americani: sono concetti umani.


PS
Alcuni, paradossalmente, rivendicano il Tibet sulla scia delle conquiste mongole di Genghis Khan e basandosi sulla dinastia portata in Cina dallo stesso: la dinastia Yuan, a cui apparteneva Khubilai Khan, ovvero un sottoprodotto dell’impero mongolo. Un assurdità dal punto di vista cronologico (avvenimenti di 700 anni fa), ma anche dal punto di vista storico: senza le invasioni mongole la dinastia Yuan non sarebbe esistita (gli Yuan erano mongoli), i tibetani acquistarono l’indipendenza dagli invasori ancor prima dei cinesi, e anche in Cina la “famiglia Khan” fu sostituita in breve tempo dalla dinastia Ming (che rimase circoscritta ai territori centrali e orientali).

domenica 17 gennaio 2010

Il silenzio del papà


Un scena del genere, se vista, non può essere dimenticata.
Su quell’episodio ci sono stati dubbi, e alcuni hanno avanzato l’ipotesi che ad aver sparato siano stati i palestinesi; altri addirittura ipotizzano che padre e figlio fossero stati d’accordo per simulare un “martirio” in diretta, ma la domanda è: quale padre si farebbe sparare, e farebbe sparare il proprio figlio, a pochi centimetri dal corpo, solo per simulare una scena come quella? Comunque siano andate le cose rimane un’immagine orrenda, più o meno simile ai ragazzetti presi a colpi di fucile rei di tirare pietre a qualche blindato o ruspa.
Eccetto che per alcuni giornalisti faziosi, per alcuni cristiani, per alcuni cattolici, per i cosiddetti "catto-comunisti", per i comunisti, i musulmani, gli integralisti islamici, i centri sociali, i drogati, gli immigrati clandestini, i rom, i rumeni, i neri, i cinesi, i pirati informatici, gli antiamericani, gli antioccidentali, gli ebrei antisemiti, gli antisemiti (dopo un articolo del genere tutto questo blog sarà etichettato come antisemita: allucinante ma vero!!!), i pacifisti, gli adolescenti, i giovani, un’altro silenzio continua a sentirsi dai media anonimi: muri e colonie dove non dovrebbero stare, gestione sbagliata delle risorse idriche e del territorio, distruzione di abitazioni, armamenti (pare sia solo una questione di potenza d'armi), e tante altre bellezze “non svelate” che solo di rado riempiono qualche spazio altrimenti coperto da curiosità, cronaca nera, gossip o meteo.
Il padre di quel bambino era in silenzio, non parlava. Era sotto shock. Doveva dire almeno qualcosa, almeno gridare la sua rabbia o straccarsi le vesti, invece no, è rimasto in silenzio: il silenzio del papà.


Video:
In 6:17 – 6:18 (pochi fotogrammi) di questo video d’analisi, quello del Tubo più ciccato e più serio, si vede sul “barile” un foro in direzione della linea di fuoco israeliana, così come, all’interno dello stesso video, a 5:18, si vede la folla che chiaramente si ripara dietro a una guardiola in direzione del palazzo israeliano, come “se percepisse” i colpi provenienti da quel lato.
Al minuto 4:51 di quest’altro video si vedono dei fori in corrispondenza del lato di fuoco israeliano, foto però scattata il giorno dopo.


PS
La cosa migliore da auspicare è che sia realmente stata tutta una montatura, almeno potremmo avere una buona dose di speranza sulla vita non interrotta di quel bambino: chiunque abbia sparato.

Basta terremoto?!

Pagine intere, interi Tg di minuti e minuti, sempre con le stesse notizie: sepolti sotto le macerie, i sopravvissuti urlano da sotto l’inferno, rischio epidemie, la terra trema ancora.
Ormai è un cliché ben consolidato nei terremoti. Sempre le stesse notizie. Basterebbe utilizzare sempre gli stessi testi e cambiare solo il luogo e l’intensità del terremoto; nel caso di immagini multimediali non sarebbe possibile, ma il commento alle immagini è fatto di parole: quindi metà del lavoro è già fatto.
Ecco perché basterà aspettare un paio di settimane per scrollarsi di dosso tutta questa inutile e infruttifera pesantezza, 15 giorni e sarà tutto finito, si ricomincerà con tante belle ricette, tanto meteo, tanta cronaca nera, tanto calcio, un po’ di politica zerbinante, la camorra è cattiva, la droga è tutta uguale, Dan Brown ha scritto l’ultimo libro, l’Iphone è bello, Avatar ha il record d’incassi, brum brum, bau bau, e tante altre succulente curiosità.

Forgiatori del nulla

Sono loro discendenti, relegando la propria vita ad una possessione continua di giuggiole, specchietti e vetruzzi colorati. Hanno un valore come uomini, ma come strumenti sono fattori negativi. Non conoscono il sole o si nascondono ribelli alla saggezza e al buon senso?
Il succo di elementi che operano senza produrre arte o conoscenze: piazzano solo affari. Con le loro ricchezze si organizzano, fondano città e assembramenti, inventano spauracchi e difendono il popolo dai pirati e dai saraceni, grazie ad svariati media portano confusione in un interscambiabile gioco tra mercato e lettere, amalgamati in una dorata melassa appiccicosa emanante un fetido olezzo. E con loro sono in vendita, quasi fossero prostitute, anche grossi ed eminenti suonatori di cetra e zampogna: ma che senso ha possedere una villa di 10 ettari con tre piscine quando ne basterebbe una da un ettaro con una piscina sola? Perché avere una macchina che arriva a 300 all’ora quando ne basterebbe una che arriva ai 200? Perché in tanti, pur non producendo arte o conoscenze, continuano a succhiare linfa vitale al libero scambio di cultura, alla cultura stessa?

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BeppeGrillo

PuntoInformatico

venerdì 8 gennaio 2010

La Padania xenofoba

“Folle strage di cristiani in Egitto”. Questo il secondo titolo principale de “La Padania”, con tanto di foto a tutta pagina nella quale delle croci infiammate ricordano il Ku Klux Klan. Strano, come strano è il suddetto giornale. Non c’è bisogno di ricordare la strage di Castel Voltruno, dove furono trucidati a colpi di kalashnikov sette immigrati africani. Anche quella era una strage xenofoba e razzista, frutto della considerazione che i camorristi hanno degli immigrati. Qualche ben pensante, di puro sangue nordico, potrebbe replicare: “ma quelli erano camorristi, al nord cose del genere non succederebbero”. Giusta osservazione, ma priva di completezza. Bisognerebbe infatti ricordare un paio di concetti fondamentali: il razzismo non conosce frontiere; nel nord si sono verificati, e si verificano spesso, fenomeni di razzismo; l’Italia è unita dal 1861 (quest’anno sono 150 anni); una gran parte di meridionali vivono al nord; i partiti politici, tranne che per le varie leghe, sono gli stessi dal nord al sud; la Lega è alleata col partito del Premier, che a sua volta è editore di Tv e giornali diffusi in tutto il territorio nazionale: una buona diffusione di cultura, modi di fare e vivere. Le responsabilità della Lega, nella xenofobia e nelle tensioni sociali tra stranieri e italiani, sono importanti e consistenti, e sono in tanti, anche all’interno del PdL, a vedere nel partito verdastro una sorte di ricatto perenne nei confronti di Berlusconi & Co. (da qui la Bossi-Fini, o il “reato di immigrazione clandestina”). Se poi si considerano le carenze delle proposte politiche leghiste, che eccetto il cosiddetto federalismo forse non esistono, è facile notare come unica soluzione possibile per accaparrarsi voti quella dell’intolleranza, del nemico, dello spauracchio. Uno spauracchio che però piace tanto anche all’informazione del Premier: quella de Il Tempo, del TG5, del TG1, del TG2, de Il Giornale, di Libero, di Porta a Porta, del Fatto del Giorno, di Matrix, di Panorama, di Focus, ecc...
La xenofobia è terribile. Si potrebbe giudicare una persona basandosi sulle facoltà culturali e mentali? Quale valore potrebbe avere una reputazione basata sui libri che una persona legge? E se si considerassero gli hobby e gli interessi, le pulsioni e le tensioni, quale quadro emergerebbe? Forse nessuno. Perché il giudizio è un qualcosa da xenofobi. Ecco perché, probabilmente, George Orwell dovrebbe forse meditare nello scrivere così:

“Vi si producevano giornali-spazzatura che contenevano solo sport, fatti di cronaca nera, oroscopi, romanzetti rosa, film stracolmi di sesso e canzonette sentimentali composte da una specie di caleidoscopio detto ‘versificatore’. Non mancava un’intera sottosezione (Pornosez, in neolingua) impegnata nella produzione di materiale pornografico”
“Il lavoro pesante, la cura della casa e dei bambini, le futili beghe coi vicini, il cinema, il calcio, la birra e soprattutto le scommesse, limitavano i loro orizzonti.”